Informazioni turistiche




COME SI ARRIVA A TARANTA PELIGNA:
  • da ovest (Roma): A25 Roma-Pescara, fino a Popoli, poi Sulmona - Roccaraso - Palena ..
  • da nord (Ancona): proseguire con l'A14 fino a Pescara...
  • da est (Pescara): A14 uscita Val di Sangro, poi proseguire verso l'interno oppure Chieti-Guardiagrele-Fara S.Martino ...
  • da sud (Napoli): A1 fino a Caianello, proseguire per Venafro e Roccaraso, poi Palena ...



Il Parco Nazionale della Majella


Una montagna dal profilo dolce, scavato dai millenni . Qui, fra panorami straordinari di foreste e grandi altipiani, abitano ancora, il lupo, il camoscio, la lontra, l'orso e innumerevoli altri animali grandi e piccoli .
Qui la primavera copre un'intera montagna di fiori meravigliosi e rari che offrono uno spettacolo antico ma sempre sorprendente. Una meraviglia della Montagna Madre: la natura del Parco Nazionale della Majella . (Ente Parco Nazionale della Majella)


FLORA:

FAUNA:

Il Parco Nazionale della Majella
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Gli Eventi


Visita del Presidente Ciampi al Sagrario della Brigata Maiella
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Le campane a morte di Little Italy

Domenica di lutto e preghiera per gli italiani d'America
NEW YORK - Si piange e si prega a Little Italy. Il piccolo emporio dell'anziano Luigi Rossi all'angolo tra la Grand e la Mulberry Street, ieri era chiuso per lutto. Tra le vittime delle Torri gemelle c'è un suo nipote, un giovane pompiere di 36 anni. «Il vecchio Luigi si è chiuso nel suo dolore. A quel ragazzo era molto affezionato», ricorda Giovanni Frattini, napoletano, che proprio accanto vende magliette col tricolore. Nella lista «ufficiale» dei dispersi in possesso del Consolato generale, ieri ulteriormente scremata e ridotta a 53, il cognome Rossi non c'è neppure: segno che tanti italiani non sono compresi tra gli scomparsi di cui le autorità diplomatiche hanno notizia. È una domenica spettrale, come in tutta Manhattan, in quest'ultimo lembo d'italianità quasi addossato al cratere della tragedia. La gente per strada è poca e cammina silenziosa, i tanti ristoranti dai nomi italianissimi sono quasi vuoti. Tra Brooklin e Little Italy ci sono, infatti, tanti morti da piangere: la comunità italiana è ben radicata, molti hanno parenti statunitensi schiacciati nel grande crollo. Il lutto è nell'aria, soffocante. Le campane della cattedrale di San Patrizio, quella vecchia a due passi da qui, suonano a morto. L'America di tutte le fedi, così, s'inginocchia e prega. Prega per le vittime, per i dispersi, per chi è rimasto solo. Vuole la punizione dei criminali attentatori ma prega anche per la pace. «La guerra è cosa mala, cosa brutta, sempre brutta. Ma con questi qua, questi terroristi, ci vogliono le maniere forti», dice nel suo «italiese» Jo Diaco che tanti anni fa ha lasciato Pietrapaola, in Calabria, per fare il pizzaiolo a White Plains. La gente di Little Italy conosceva bene diverse vittime italiane dell'attacco terroristico. «Molti erano nostri clienti che lavoravano nelle torri e molti erano fornitori di servizi vari che ogni giorno andavano negli uffici», assicura Giuseppe Ferrara, originario di Acquedolci, in provincia di Messina, titolare dell'Italian Food Center sulla Grand Street. Lo stesso Ferrara e alcuni suoi familiari hanno rischiato di essere travolti dall'apocalisse: ogni giorno tra le nove e trenta e le dieci entravano nelle torri per portare da mangiare. Ma c'è chi, tra gli italiani, quegli attimi di terrore li ha vissuti in prima persona e li rivede negli incubi fotogramma dopo fotogramma. Gina Lippis, 54 anni, nata a Taranta Peligna in Abruzzo, dal 1973 al 1993 ha lavorato alla Borsa di Milano, e adesso faceva la «stock broker» seguendo Wall Street per la Wiewtrade. Il suo racconto è pieno di angosce: «Ho visto una donna volare giù e schiantarsi sul cemento, ho visto corpi straziati, ho visto di tutto. Scappando ci sembrava di scendere verso l'inferno. Fuori ho visto l'orrore: gambe, teste, braccia, corpi straziati. Sono viva ma mi sento in colpa nei confronti di quelli che sono rimasti lì sotto». Nella torre numero 1 si trovava anche Lucio Caputo, imprenditore palermitano da 30 anni a New York. L'ha salvato con una telefonata Massimo Jaus, vicedirettore del quotidiano America Oggi: «Corri Lucio, corri». E Lucio, dal settantottesimo piano, si è messo a correre verso il basso «C'era una calca terribile, passavano feriti, una donna non aveva più la pelle, sono arrivati i pompieri, ho ripreso a correre e in un paio di minuti sono arrivato giù. Allora ho visto le due torri in fumo e sono fuggito». Storie a lieto fine per due. Ma gli altri italiani? LR    di PANTALEONE SERGI